Il fiume Menotre

 

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Il fiume Menotre

 

Panorama di Menotre

 

Il fiume nasce dalle sorgenti del fosso di Favuella, ad 800 m s.l.m., nei pressi del paese di Orsano (frazione montana del comune di Sellano, a 30 km da Foligno) alle pendici del Monte Serano ( 1429 metri ) e del monte Mareggia.

Attraversa  gli abitati di Rasiglia, Casenove, Scopoli, Pale e Scanzano; in un tratto mediano è affiancato dalla Strada Statale n°77 proveniente dal Valico di Colfiorito.

Il bacino imbrifero di 113 km² copre una distanza di circa 30 km . Prima  che il fiume sfoci nel Topino (e da questo nel Tevere), nei pressi di Vescia, all'altezza di Pale, una serie di salti e gole (dette dell'Altolina) lo fanno precipitare per circa 300 m . nella pianura folignate, dando  forma a bellissime cascate, incidendo  suggestive forre e creando un microclima particolare che ne condiziona flora e fauna.

Tutto il corso è classificato di cat."A" (Salmonidi) e, per pescare,  sono necessari la Licenza di pesca e il Tesserino Segnacatture Regionale.

Sono in vigore due Zone di Protezione: una  nel  Comune di Sellano dalla località Favuella a valle fino alla località Molini (circa 3 km ) e l’altra nel Comune di Foligno dal Ponte di Asolano a valle fino al Ponte Croce di Cerrone (circa 1 km ).

Nei pressi dell'abitato di Rasiglia, il fiume si arricchisce di un certo numero di acque tributarie e si allarga a scorrere nella omonima valle, ad un'altezza media di 530 m s.l.m.

Le acque del Menotre scorrono liberamente lungo la Valnerina fino al completo attraversamento di Rasiglia, poi attraverso opere di canalizzazione ed una diga di cemento armato, terminano in un canale che si getta in un vascone artificiale che alimenta una centrale idroelettrica completamente automatizzata ed ancora in funzione.

Nelle acque è sviluppata, a nuclei, la vegetazione idrofitica, mentre le sponde a tratti sono ricche di flora ripariale, basso ed alto arbustiva, di una varietà di delicate felci e di arbusti e maestosi pioppi e salici.

La portata di questo fiume, un tempo molto elevata come testimoniano alcune targhe ricordo disseminate per il paese a commemorare memorabili piene, oggi è molto diminuita, ed anche la sua ricchezza di trote Fario, quelle con i pallini rossi, e del gambero di fiume  è ormai quasi dimenticata.

Il fiume, anticamente chiamato Guesia,   è stato sfruttato attraverso i secoli per muovere i magli degli antichi opifici e per questo motivo è definito “piccolo fiume dai grandi servizi”. Lungo tutto il percorso infatti sono ancora visibili i resti di cartiere, mulini a grano e ad olio, gualchiere,  e residenze nobili.

Mentre nel passato il fiume  è stato, pur nella sua brevità,  sapientemente sfruttato per ogni tipo di uso come l'irrigazione dei campi, il funzionamento dei mulini o dei lanifici, la concia delle pelli e delle lane e l'alimentazione umana grazie alla ricca pescosità, oggi,  di tutto questo, resta solo, che però non è poco,  il funzionamento della centrale elettrica, che prima dava lavoro ad alcuni abitanti del paese, ma che oggi è completamente automatica.